Talvolta mi succede di iniziare un dialogo con mia madre, oggigiorno anche a telefono, e finire per litigare, o comunque discutere molto animatamente. E a scaldarmi sono sempre io, mi rendo conto. Sono uno stronzo? E' molto probabile di si. Ma è solo questo?
Mia madre è una persona semplice, sicuramente ha più o meno l'età di vostra madre e ha fatto la vita di vostra madre e quasi sicuramente ha vissuto in condizioni più difficili delle mie e delle vostre. Forse. Se avete passato i 25 e non avete 50 anni, circa, ci siamo. Mia madre, inoltre, è una cattolica credente, praticante, molto fervente. La sua visione "giusta" della vita, comunque, include un'accettazione automatica del sacrificio, sicuramente propria della vita di una volta (condizione tutt'ora vincente per la sopravvivenza, ne convengo!).
Spesso si tratta di una piccola frase o di un qualcosa che fa scaturire una visione della vita e il modo di affrontarla che ci differenzia, oltre al legame che questa visione ha con la religione cattolica.
"La vita è un dono" "è giusto che i figli siano indipendenti a una certa età" sono alcuni esempi. Che la vita sia un dono, per me, non è affatto vero. E' un dono tanto quanto un calcio negli stinchi o una botta in testa: ti arriva, ma non è detto che tu ne sia felice: soprattutto: non l'hai chiesta ma te la tieni lo stesso.
Da questo modo di affrontare il problema o semplicemente di considerarlo, scaturisce un fiume di
In questi giorni ho fatto qualche incursione in alcuni blog di ragazzine adolescenti. O perlomeno in alcuni casi la cosa era dichiarata ... mentre in altri era palese anche se non dichiarata. E un aspetto che mi ha colpito tra le "cose che odio" di un paio di queste giovani ragazze era "lui che ignora il mio pianto". La seconda cosa era "sentirmi inadeguata".
Per la seconda non commento, ma...